Sere: Quando Ilaria mi ha proposto di andare a Parigi con lei e partecipare alla Spartan Sprint ho subito pensato :

“Fantastico! E poi non ho mai visto Parigi in vita mia!”

Ho subito comprato il biglietto.

Siamo partite dalla Florida con tanto entusiasmo e voglia di gareggiare. Abbiamo viaggiato per ore e ore tra aereo e macchina. Tampa – Francoforte – Milano – Padova – Torino. Una volta arrivate finalmente a Torino abbiamo partecipato il giorno successivo alla Original Gram , la gara OCR più difficile d’Italia.

Vuoi per il fuso orario, vuoi per il viaggio estremamente stancante, la gara non é andata esattamente come avremmo voluto. Da Torino siamo andate a Milano per un corso e poi nel caldo pomeriggio del 2 Giugno abbiamo iniziato il nostro viaggio verso Linate.

IAIA : Ahhh Parigi, la città dell’amore! Non vedevamo l’ora di essere lì insieme per passare quattro giorni indimenticabili!La Spartan nella mia testa era solo una delle cose da fare.
Questa volta il mio entusiasmo era focalizzato prevalentemente su CREPES e FONDUTA ma c’erano tantissime persone che da giorni continuavano ad incitarmi per fare risultato e dentro di me sentivo una sorta di “senso di colpa”  rassegnata al fatto che non avrei potuto pensare solo alla mini vacanza ma dovevo restare focalizzata sulla gara e dare il meglio di me.

Sere: Arrivate a Parigi abbiamo affittato la nostra auto. Beh oddio… chiamarla auto forse é un po’ troppo… l’abbiamo soprannominata micro-machine . Una piccola Twingo grigio metallizzato.

IAIA: Fuso orario, corso, ore di macchina infinite…
U
n mix perfetto per motivarsi a cercare di ottenere qualche risultato TOP anche se in fondo sai che saresti  una super eroina se riuscissi a fare podio sul serio! La speranza era l’ultima a morire ma anche il nostro sonno e la mente poco lucida che , per carità….non hanno compromesso troppo l’ORIGINAL GRAM ma ci hanno dato il colpo di grazia a PARIGI!

S: Tempo di arrivare in albergo, cenare velocemente e siamo crollate, letteralmente svenute a letto.

Nel delirio del sonno abbiamo provato a fare un paio di calcoli :

Sere: “La partenza della Sprint a che ora é?”

Ila: “Alle due”

S: “ok quindi se vogliamo arrivare 1 ora prima, dobbiamo partire almeno alle 12”

Ila: “quindi ci svegliamo alle 10”

S: “ok…”

La mattina dopo la sveglia é suonata più volte. 10 , 10:30, 10:45, 11, 11:30… non importava quante volte provavamo ad alzarci… non riuscivamo semplicemente ad aprire gli occhi.

Iaia: La mattina prima della gara dopo una serie di mugolii infastiditi nei confronti della sveglia, munite di navigatore, micro machine e la speranza di trovare uno spiraglio di luce che illuminasse il nostro lato più competitivo per aggredire la competizione come noi sappiamo solitamente fare, ci dirigiamo verso il campo gara e arriviamo appena in tempo per entrare nel panico cercando di depositare la borsa, prendere il pettorale, cambiarci e andare alla START LINE  nel minor tempo possibile.

S : Penso che il fuso orario ci abbia colpite al picco massimo quella mattina. Ci siamo finalmente forzate ad uscire dal letto a mezzogiorno.
Abbiamo fatto una piccola sosta in farmacia per prendere delle medicine per il mal di testa e via… in rotta verso “les Jabliners”, il campo gara.

Siamo arrivate all’ 1 e 24 , abbiamo parcheggiato, messo le scarpe in tempo record, corso a prendere il chip, discusso con la ragazza al desk sul perché non avevamo stampato l’event pass… ci siamo trovate all’ 1 e 50 in coda per mettere il borsone nel bag check.

“non ce la faremo mai. E io devo anche fare pipì “

Iaia: Non ce la faremo mai. Devo ancora farmi la treccia. Non c’è uno specchio?Ma quanta coda c’è?
Non ho la liberatoria io vado di là, tu stai qui.
Dove diavolo sono le fascette, Sere non puoi mettere il chip nelle stringhe dopo te lo tagliano!

Non scavalcare il muro che perdi tempo.

Alla fine ce la facciamo, corriamo alla start line, ci guardiamo e ci diamo anche il 5!

Poi ci guardiamo intorno. Eravamo in seconda fila ma le persone intorno a noi non sembravano i soliti frequentatori della categoria Elite.

Iaia: Mancano solo 2 minuti. Scusa ma questa che batteria è?No questo non capisce, chiediamo a quest’altra. 

La prima cosa che noto sono le scarpe. Di solito nell’élite é un tripudio di Reebok, Inov8, Salomon s-lab…. e io qui vedevo normali scarpe da ginnastica. Scarpe da strada. Asics, mizuno…

Oddio Sere!! siamo nella Competitive!!

Alzo lo sguardo. Le persone intorno a noi erano dipinte in faccia, alcune con dei costumi.

Ci guardiamo . Corriamo verso una ragazza in fila e chiediamo : “Ma questa é la batteria Elite?”

Lei ci guarda con aria divertita e risponde : “sono già partiti!” . E la competitive? “Anche loro”.

Eravamo nella Open 

A quel punto ho fatto una serie di pensieri in sequenza :

“Evvai! – Meno male – Cazzo però che palle – No vabbè ero distrutta, non avrei fatto una bella gara – No ma io volevo gareggiare – Ormai é andata – Certo venire fino a Parigi per poi non fare la gara – ….. ”

Iaia: Quando ho realizzato che la batteria Elite era già partita, ho ripensato a quello che ci eravamo dette io e Sere appena ci siamo alzate dal letto: “Dovrebbe accadere qualcosa che giustifichi la nostra assenza alla partenza, per non farci sentire in colpa, che ne so, l’annullamento della gara! ha ha

Alla fine di questi pensieri che sono durati un secondo ho fatto il pensiero più bello di tutti :

“Divertiamoci”

Si perché dovete sapere una cosa. Gareggiare é stupendo. Competere é fantastico e non farei a cambio per niente al mondo.

Ci sono anche delle volte in cui competere è impegnativo. Tipo quando sei stanco, non ti senti in forma e comunque le persone si aspettano da te la miglior performance. Perché nella loro testa sei : quella che é un fenomeno negli ostacoli e quindi vincerà sicuramente questa o quella gara…
e poi ci sono le aspettative che tu hai su te stesso . Questa gara la DEVI vincere, questa cosa la DEVI fare bene….

 

Iaia: Entrambe non volevamo portarci dientro quella sensazione di dover dimostrare quanto siamo forti ma di non poterlo fare fisicamente e quindi di conseguenza vivere la gara come un dovere.

Non sto dicendo che é sempre cosi ma mentirei se dicessi che non ho mai sentito la pressione delle mie aspettative o delle aspettative della gente intorno a me. Cavolo le uniche volte che sono venuta a gareggiare in Italia sono state le mie peggiori performance e le gare più sfigate della stagione!  E sono state anche le volte in cui ho sentito di più la pressione sulle mie spalle.

E in quel momento, in quel preciso istante ho pensato che forse il destino mi stava offrendo l’occasione di ricordarmi perché ho iniziato questo sport.

Si perché tutti noi, o quasi,  abbiamo iniziato da una Open

E allora ho guardato la mia compagna di avventure e ho capito subito che anche lei aveva fatto lo stesso tipo di pensiero. Abbiamo riso, ci siamo battute il 5 e al via siamo partite gridando e ridendo con il cuore leggero come non ho mai avuto ad una partenza.

Iaia: Ci siamo guardate con quella intesa di chi sa che stiamo pensando la stessa cosa, per la prima volta non abbiamo sentito quel nervoso durante il countdown, ci diamo un bel cinque e partiamo sorridenti per la nostra avventura.

Si perché la prima volta ero cosi nervosa e intimorita che non ho neanche capito cosa stava succedendo e durante le gare, la partenza é la parte che mi piace meno. Lo speaker parla e la tensione cresce e io sono lí che non vedo l’ora di cominciare perché so già che se inizio a correre allora tutto il nervosismo sparisce.

Questa volta invece ero felice. Felice ed entusiasta di partire .

Iaia: Avete presente cosa vuol dire correre senza pensieri in testa?
Come sfiorare l’acqua con la mano quando sei su una barca che va veloce, come buttarsi sudate nell’acqua fresca dopo un allenamento al caldo, senza pensieri, solo io lei e quello che ci piace più fare…
le OBSTACLE RACE

In meno di 1 minuto eravamo in testa al gruppo.

Non ricordavo più l’ultima volta che ho riso cosi tanto mentre correvo!

Attenti bene. Non é che non abbiamo corso ! Anzi! Eravamo veloci, eravamo forti sugli ostacoli, siamo state le uniche due, su tutti quelli che erano li con noi in quel momento,  a fare la corda completamente infangata .

Iaia: Questa esperienza mi ha fatto capire ancora di più quanto sono cresciuta e quanto voglio aiutare le persone ad affrontare quelle difficoltà che io non riscontro più.
Abbiamo assaporato ogni ostacolo e ogni metro con una risata via l’altra, riscoprendo quanto amiamo questo sport e quanto amiamo farlo con le persone a cui vogliamo bene.

Siamo arrivate al muro inverso e siamo letteralmente volate oltre . 

Il filo spinato é stato probabilmente il più lungo e difficile che abbia mai incontrato. Diviso in due parti lunghissime da un muro da scavalcare, era fangoso e pieno di sassi che rendevano complicato e doloroso strisciare sotto.

Niente trasporto del secchio  ma solo trasporto della Sandbag .

Iaia: E’ bello condividere, supportarsi negli ostacoli, incoraggiarsi a vicenda!
Quando corro da sola mi concentro sulla tattica e mi pervade solamente la voglia di andare bene e l’agitazione.

É stato divertente ed emozionante correre in mezzo a tutte quelle persone che si mettevano in gioco, ognuno al suo passo, senza pensare a cosa facevano gli altri. Abbiamo visto dei ragazzi fermarsi ad un certo punto della gara per fare dei Burpees. Tutti ad aiutare tutti . L’atmosfera che si respirava era bellissima.

Iaia: Ho dato un senso a questa gara, non penso assolutamente  di aver sprecato una giornata o di aver mancato un risultato che avrei potuto ottenere.
Ho imparato che è bello capire i vari punti di vista di chi corre una Spartan, apprendere le diverse sensazioni, le reazioni della nostra mente e del nostro corpo in situazioni differenti. 

Siamo arrivate al Rie finale dove c’era una coda inverosimile. Con piacevole sorpresa ho notato che avevano messo due corde finali. Sono partita per prima entusiasta. A metá mi rendo conto che due ragazzi che sono partiti con me, uno a sinistra e uno a destra, stanno ondeggiando fuori controllo appesi agli anelli. Insomma mi hanno praticamente preso a calci per i seguenti 3 passaggi (ma anche questo fa parte del gioco no?!)  .Sono arrivata alla fine senza problemi, pensando : “speriamo mi abbiano fatto una bella foto! ” – ps. No. non mi hanno fotografata :p

Iaia: Coda infinita al Rig finale, finalmente un Rig diverso, originale e più difficile e …si, sono riuscita ad andare in ansia pure qui!
Sere parte prima di me e ad un certo punto due ragazzi che son partiti affianco a lei hanno incominciato a dondolare così tanto che hanno iniziato a colpirla da ogni direzione . 
Inizio ad urlare contro di loro, e anche lei gli dice : “Hai finito di prendermi a calci?!?”  ma ovviamente riesce a concluderlo con successo e in scioltezza. 
Ora il mio turno, talmente bassa che mi son dovuta far aiutare a mettere il piede sul primo tubo per paura di perdere l’equilibrio e cadere, ma a parte questo, un gran successo 😀
Siamo al gran finale. É ora del salto del fuoco. Ci siamo fermate, guardate e sapevamo che volevamo finire in grande stile perché se le cose le fai, le fai bene.
Iaia: É il momento del salto. Ci prendiamo per mano e sorridenti, felici come non mai abbiamo saltato. La foto non é delle migliori, di certo non finiremo su una copertina di modelle di fitness, ma la faccia é quella di due persone che hanno appena terminato la gara più bella di sempre.

Recentemente ho permesso a degli avvenimenti isolati di rovinare anche solo per qualche minuto lo spirito delle Ocr che tanto amo. Avevo bisogno di questa gara. Avevo bisogno di immergermi di nuovo in quella atmosfera, in quelle sensazioni. Avevo bisogni di ricordarmi perché ho iniziato ad amare questo sport. Questa gara é capitata nel momento perfetto, nella situazione perfetta ed é stata PERFETTA.

 

Grazie mille. A tutti voi che credete in noi, a tutti quelli che hanno tifato, che ci hanno mandato video, messaggi… a tutti quelli che dopo gara ci hanno chiamate per sapere come era andata… questa volta non abbiamo corso per il piazzamento ma abbiamo vinto tutto noi!!!

Grazie a tutti voi che fate queste gare indipendentemente dalla categoria di partenza. Siete il cuore e l’anima di questo sport e ho un profondo e grandissimo rispetto per voi. Grazie a tutti i grandi talenti ancora sconosciuti che ci sono in Italia. Non vedo l’ora di vedervi scalare le classifiche. E grazie a tutti voi HEROES che rendete le nostre giornate meravigliose.

AROOOOOOOO !!!!!!